I casinò nell'Europa dell'Est

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Settembre 2009

Uno dei più popolari casinò di Mosca L’Europa dell’Est è rimasta sotto un forte regime, chiamiamolo comunista, anche se il nome non è del tutto appropriato, fino alla fine degli anni 80 con la caduta del muro di Berlino molti popoli hanno cominciato finalmente a respirare liberamente. In pochi anni è arrivato anche da loro il capitalismo. Con tutti i suoi pregi, difetti e vizzi, e si sa che i vizzi sono quelli che attirano di più, le cose precedentemente proibite sono diventate all’improvviso libere e quelle che mancavano di più erano sesso e gioco d’azzardo. I grandi casinò, le bische aperte nei garage, un infinità di night club, la pornografia venduta dappertutto. A metà degli anni '90 del secolo scorso (come vola il tempo) sono stato a Kiev e volevo comprare un pacchetto di sigarette da un giornalaio. Davanti a me una signora anziana con gli occhi spalancati: nella vetrina del chiosco una rivista pornografica con una scena esplicita del sesso orale in copertina. Davvero imbarazzante.

Ma oggi i tempi cambiano ed anche i paesi dell’Est cominciano a capire che occorre regolarizzare un po’ l’anarchia che si è spesso creata nei primi anni della libertà, così faticosamente conquistata. Purtroppo, i metodi che usano sono spesso quelli usati nell’era passata, quella della dittatura dello stato, senza rendersi conto che alcuni tipi di provvedimenti sono fuori tempo e che alla fine potrebbero dare dei risultati opposti a quelli desiderati. Dall’altra parte qualcosa doveva essere fatto perché il gioco d’azzardo è diventato praticamente una malattia molto diffusa tra la popolazione, si dice che in Ucraina il 5% della cittadinanza ha problemi di questo tipo, insieme all’alcoolismo, storicamente presente in quelle zone, dovuto probabilmente anche al clima rigidissimo.

Casinò autorizzato AAMS

Così la Russia ha vietato e chiuso tutti i casinò ed i locali con le slot esistenti, soltanto a Mosca oltre 500 locali, ma ha deciso comunque di permettere lo svolgimento dei giochi d’azzardo in quattro zone sparse in questo enorme paese, economicamente povere e depresse. In questo modo il governo conta di dare una spinta allo sviluppo di queste zone e negli anni successivi dovrebbero nascere dei Las Vegas russi. Si spera anche in un grande afflusso di turisti stranieri.

Anche la sopra menzionata Ucraina, una delle più grandi repubbliche dell’ex Unione Sovietica, segue le orme della madre Russia. Dopo un grave incidente in un casinò, costato la vita a 10 persone, il parlamento ha votato un decreto con il quale si impone la chiusura a tutti i casinò esistenti e si propone di dislocarli nelle aree non sviluppate del paese. Dopo questa legge, numerosi dipendenti delle case di gioco sono scesi in piazza protestando contro questo codice repressivo che gli costerà il loro posto di lavoro. Insieme a loro protestavano anche gli abituali frequentatori dei casinò.

E per finire, la stessa strada è seguita anche dall’Armenia, che obbliga tutte le case di gioco di chiudere entro l’anno 2013, traslocando in una delle 3 aree predisposte dal governo per quest’attività. Una delle ragioni per questa decisione, insieme a quelle già menzionate prima, è anche il fatto che la maggior parte dei casinò lavora attualmente senza le necessarie autorizzazioni e senza pagare i tributi allo stato.

Il rischio di una soluzione di genere, di spostare i casinò al di fuori dei grandi centri urbani e creare le aree dedicate a questa attività, e la possibile influenza della criminalità organizzata, fortemente radicata in questi paesi e molto ben organizzata. Probabilmente i primi anni si assomiglieranno molto a quelli dell’inconfondibile Las Vegas, dove l’illegalità era fortemente diffusa finché lo stato con gli straordinari sforzi non è riuscito ad imporre le regole ed il rispetto delle leggi.